La marcita

La marcita, conosciuta anche come prato marcitorio, è un’antica tecnica agricola tipica della pianura a Sud di Milano. Questo straordinario esempio di ingegneria idraulica ha trasformato, fin dal tardo Duecento, le paludi e gli acquitrini della zona in campagne fertili e rigogliose, grazie al lavoro dei monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle. Essi iniziarono a regimentare le acque, bonificando vasti territori, e nei secoli successivi si sviluppò una rete irrigua che culminò con la costruzione dei Navigli.

L’idea di far marcire l’ultimo taglio di foraggio direttamente sui prati irrigui, lasciando stagnare l’acqua durante l’inverno, era probabilmente già in uso nell’antichità. Tuttavia, il perfezionamento di questa tecnica raggiunse il suo apice nel Settecento, grazie ai progressi nella scienza agraria e al miglioramento del sistema di irrigazione. Questo portò allo sviluppo delle marcite, che garantivano foraggio per quasi tutto l’anno e consentivano un numero di tagli significativamente superiore rispetto ai normali prati stabili. La disponibilità di foraggio fresco favorì la diffusione dell’allevamento bovino, stimolando la nascita della cascina lombarda, una struttura a corte chiusa che univa attività produttive, sociali e religiose.

La marcita di Ello, si trova in collina a metà del versante prospicente il lago di Oggiono. La costruzione della marcita è stata possibile grazie alle numerose sorgenti e risorgive che inondano un ampio terrazzo semi-pianeggiante.

L’origine del terrazzo è da far risalire con ogni probabilità all’ultima glaciazione, quando il ghiacciaio wurmiano copriva l’intera vallata e parte dei monti prospicienti la Brianza. Evidenti tracce del passato glaciale sono i grossi massi erratici sparsi un po’ ovunque.

Al di sotto del suolo e del terreno morenico franco si incontra un’argilla grigio chiara, che permette la risalita della falda freatica e la formazione delle risorgive. Gli indizi portano a ritenere che sia il fondo di un piccolo lago periglaciale formatosi durante la ritirata del ghiacciaio wurmiano.

Come funziona?

Irrigazione: L’acqua proveniva principalmente dalle risorgive, sorgenti naturali che mantenevano una temperatura costante anche in inverno. Questo impediva il congelamento del terreno, garantendo condizioni ottimali per la crescita dell’erba.

Il prato: I prati destinati alle marcite venivano accuratamente livellati e suddivisi in piccole parcelle. Ogni parcella era attraversata da una fitta rete di canali per distribuire uniformemente l’acqua.

Crescita dell’erba: Grazie all’irrigazione costante e alla temperatura mite dell’acqua, l’erba cresceva senza interruzioni durante tutto l’anno, consentendo numerosi tagli di foraggio.

Concimazione naturale: L’ultimo taglio invernale veniva lasciato sul prato a decomporre, fornendo al terreno sostanze nutritive in modo naturale.

L’importanza delle marcite

Produzione di foraggio: Le marcite permettevano di ottenere una grande quantità di foraggio di alta qualità, garantendo un’alimentazione costante per gli animali da allevamento e, di conseguenza, una produzione maggiore di latte e carne.

Biodiversità: I prati umidi delle marcite ospitavano una grande varietà di specie animali e vegetali, contribuendo a mantenere un ecosistema ricco e diversificato.

Economia locale: Le marcite erano alla base dell’economia di molte zone rurali, sostenendo l’agricoltura e l’allevamento.

Manutenzione e gestione

Il funzionamento della marcita richiede un livellamento estremamente preciso del terreno e una manutenzione costante della rete di canali. In passato, queste operazioni erano affidate al camparo, una figura specializzata che si occupava manualmente della gestione e del mantenimento dell’intero impianto. Questo complesso sistema di irrigazione è stato un elemento fondamentale per lo sviluppo agricolo della pianura padana.

Che senso ha mantenerla adesso?

Il mantenimento di una marcita ai giorni nostri ha un profondo significato storico e culturale.

La custodia della memoria: mantenere in vita tecniche agricole del passato, sebbene in aree limitate, tramanda il ricordo di come si svolgeva la vita e l’economia dei tempi passati. È un perfetto esempio del paesaggio rurale che va scomparendo con l’industrializzazione e l’urbanizzazione.

Uno sguardo verso il futuro: negli ultimi anni, c’è stato un rinnovato interesse per le marcite, viste come un sistema di produzione sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Molti progetti stanno cercando di recuperare e valorizzare questi antichi prati per la produzione di alimenti di alta qualità con tecniche agricole di minor invasività industriale. Molte tecniche colturali moderne si ispirano a quelle del passato adattandole ai nuovi ambienti urbanizzati, migliorandone la produttività in modi non invasivi a livello industriale.

Conservazione della biodiversità: trattandosi di un’area umida la marcita rappresenta un luogo favorevole allo sviluppo della biodiversità. Numerosi animali in crisi o in via di estinzioni trovano qui un ambiente adatto alla sopravvivenza e alla prosperità. Possiamo considerarla quasi una sorta di “Arca di Noè”, per molte specie a rischio.

Luoghi didattici: le marcite rappresentano mete didattiche per ogni età. Per gli alunni e gli studenti di ogni ordine e grado che possono soddisfare le proprie esigenze didattiche in funzione dell’età. Sono infatti adatte all’osservazione di piante e animali insieme alle esperienze sensoriali per i più piccoli, fino alla comprensione di sistemi idraulici per i più grandi. Gli adulti possono trovare risposte alle proprie curiosità, ricordi o, semplicemente, un luogo per trascorrere un periodo di ristoro in un ambiente a bassa antropizzazione.

Pubblicato da Fabio Calvino

Guida in canoa, insegnante, formatore

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